Salve cari lettori, 

dopo un mio periodo di assenza ritorno qui, sul mio blog, come sempre, a rendervi partecipi dei miei pensieri e dei miei punti di vista.

Stamattina, alzandomi dal letto (dove ho dormito solo tre ore), mentre facevo alcune “operazioni” di routine mattutina, nella mia mente si andava formando una nuova teoria, molto interessante, dal mio punto di vista e sicuramente divertente.

Dopo averci pensato un po’ a caldo, mi sono effettivamente messo a ridere,  poi in realtà subito dopo sono divenuto nuovamente serio, perchè in fondo, quella che può sembrare una teoria del tutto assurda, potrebbe poi non esserlo così tanto.

La teoria si basa sul presupposto che ogni uomo vive per autodistruggersi, anche se questo accade in genere non consapevolmente.

Provate ad immaginare la vostra intera esistenza in funzione di questa ipotesi, e provate a far finta che la vostra mente, il vostro corpo, siano stati “progettati” in modo da assecondare questa misteriosa avventura. Effettivamente ogni azione che noi compiamo quotidianamente potrebbe essere vista sotto quest’ottica, pensate alle forti emozioni che ci piace vivere, pensate ad un semplicissimo rapporto di coppia, sicuramente fatto molto positivo a sostengo della mia tesi: in questo modo stiamo chiedendo ufficialmente alla persona dell’altro sesso di aiutarci a complicare la nostra esistenza, in modo da portare il nostro corpo e la nostra mente ad un grado di stress superiore, e quindi tendente all’autodistruzione.

Ma non solo, ogni cosa che effettivamente porta piacere al corpo, in contemporanea lo distrugge. Anche il rapporto sessuale in fondo, visto in un’ottica di riproduzione è una prova di questo. Stiamo ammettendo la nostra fragilità, e la nostra vera tendenza, ossia quella dell’autodistruggerci e procreiamo, non in funzione di una conservazione della nostra specie, ma a supporto di variabili che possano portarci ancora più facilmente al raggiungimento dell’autodistruzione.

Ogni azione, casuale o voluta, ci porta all’autodistruzione, e al compiacimento con noi stessi, perchè assecondanti alla verità superiore, che non comprendiamo fino in fondo.

Non parliamo degli errori. Chi lo dice che dagli errori si impara? Quelli che noi chiamiamo errori, in fondo sono solo dei punti di vista soggettivi che hanno portato in qualche modo il nostro Io all’avvicinamento di quella condizione di corrosione che è la nostra meta finale. Ma chi impara dai propri “errori” non è detto che è immune ad essi e in più sembra che si ripresentanto sempre l’uno dopo l’altro, sistematicamente e quindi abbiamo bisogno di scatenare quello che è  l’insegnamento. Ma vi chiedete perchè le persone fanno sempre gli stessi errori, visti però da un punto di vista soggettivo e personale?

Perchè ogni uomo ha un suo modo per tendere all’autodistruzione, ed è determinato. Ecco perchè ogniuno fa sempre un tipo di percorso. 

L’uomo, tende all’autodistruzione e il semplice fatto di apparire in controtendenza, ossia nel voler tendere alla propria conservazione risulta essere una prova di questo. Andando a rallentare quel processo naturale, volendolo contrastare, si rende il tutto ancora più complesso, in un processo che innalza ad altissimi livelli l’energia e quindi il consumo di se stessi. 

Il principio di autoconservazione è una prova tangibile della nostra tendenza all’autodistuzione.

Con questo spero di avervi fatto almeno sorridere, così come ho fatto io stamani. Non sto mettendo assolutamente in discussione altre tesi, ma solo esporvi ciò che la mia mente contorta pensa in qualche momento di libertà.

Un abbraccio, Elicus.

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