ROMA
I giochi di abilità online con vincite in denaro, i cosiddetti “Skill games”, sbarcano per la prima volta in Italia. Il montepremi per i giocatori sarà pari ad almeno l’80% della raccolta. L’imposta unica sarà invece del 3%, mentre il restante, circa il 17%, è costituito dalla parte rimanente della raccolta.

Con l’introduzione degli “Skill games” nel portafoglio giochi si apre una nuova frontiera nel settore online. Nel decreto in via di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale vengono definiti i parametri per concessionari e giocatori. La quota per partecipare ai diversi giochi offerti potrà assumere valori compresi tra 50 centesimi e 100 euro. L’importo delle vincite dovrà essere superiore alla quota di partecipazione.

Gli “Skill games”, dunque, come previsto dal decreto Bersani, sono ormai una realtà operativa anche per la legislazione italiana. Ma quali sono i maggiori operatori mondiali in questo campo? In testa alla classifica c’è senz’altro King.com, guidata a Londra da un italiano (l’Amministratore delegato Riccardo Zacconi), primo operatore con oltre 160 milioni di partite al mese in tutto il mondo. Ha, in generale, un approccio prudente al mercato visto che in ciascuna giurisdizione mette in campo solo un’offerta di giochi legali. Nel portafoglio dell’operatore, solo e soltanto giochi «skill», vale a dire di pura abilità senza componente di alea, in cui tutti i partecipanti giocano in torneo la stessa partita: vince chi fa il punteggio più alto. Bingo e slots sono presenti sul sito ma solo per utenti inglesi.

L’accezione italiana di “Skill games”, in ogni caso, comprende una gamma più vasta di prodotti, inclusi i giochi di carte se in forma di torneo, rispetto ai giochi «skill» puri, ovvero in cui è richiesta la sola abilità del giocatore. Il requisito fondamentale che determinerà il successo degli “Skill games” sarà la capacità di garantire una elevata partecipazione di giocatori: per raggiungere questo obiettivo sono indispensabili tempi di attesa brevi per concludere una partita e la possibilità di accoppiare giocatori con livello simile di abilità, in modo da non frustrare i meno abili e da non annoiare i più esperti.

Anche il poker, nella sua versione online, approda in Italia. Le possibilità di gioco previste attualmente consentono di giocare in due differenti tipi di tornei: si giocherà in partite ad orari prefissati (scheduled), o in tornei «sit and go», ovvero si inizia quando si raggiunge un numero di partecipanti predeterminato. Attualmente nessuna delle principali poker room internazionali possiede una licenza per poter offrire gioco, la principale ragione del disinteresse risiede nella bassa «appetibilità» della modalità torneo, da cui i principali operatori ricavano circa il 25% del volume complessivo. Il restante 75% è invece frutto del gioco «cash», ovvero le partite in cui il giocatore partecipa al tavolo virtuale con una posta reale.

Fra i protagonisti del poker online ricordiamo la Pokerstars, la prima nel mondo con oltre 16,000 utenti simultanei nelle ore di picco Sponsor dello european Poker Tour, il circuito televisivo più popolare in Europa. Altro «big» è PartyPoker, appartenente alla PartyGaming, che vanta picchi di 10 mila utenti collegati simultaneamente. Numeri simili per FulltiltPoker: 8,000 utenti simultanei nei picchi, questa poker room è inoltre sponsor dei più famosi giocatori mondiali (Phil Ivey, Gus Hansen e anche il nostro Max Pescatori). i rilievo anche la presenza nel settore di Everestpoker: operato da Gigamedia è il quinto network, in grande ascesa con oltre 5,000 utenti connessi nei picchi.

Alcuni di questi «player» potrebbero entrare nel mercato italiano a partire dal 2008, mentre da subito hanno mostrato interesse i provider di poker software che gestiscono dei network. Un network è sostanzialmente un insieme di poker rooms che condividono i propri utenti consentendogli di giocare gli uni contro gli altri. In questo campo i nomi più grandi sono quelli di Ongame (svedese, posseduto da Bwin) che tra gli altri annovera operatori come Pokerroom.com; BossMedia (svedese) che annovare KsPoker, il monopolio svedese Svenska Spel, Pokerheaven.com e Sportingbet; Playtech che opera TitanPoker, CDPoker, PaddypowerPoker, VC Poker.

I network si propongono agli operatori italiani con soluzioni chiavi in mano (le cosidette white label) in grado di gestire tutti gli aspetti (generazione di tornei, registrazione ai tornei, comunicazione dei risultati, gestione del database, tentativi di frodi e collusione tra giocatori) e ovviamente la comunicazione con SOGEI in cambio generalmente di una quota di partenza (set up fee) e di una percentuale sui ricavi generati. Il vantaggio per gli operatori che dovessero scegliere una soluzione simile è che sin dal primo giorno potranno beneficiare del gran numero di utenti che già giocano nel network e quindi dare un’esperienza di gioco positiva ai propri clienti che dovessero accedervi Gli operatori esteri che vorranno offrire il proprio prodotto in Italia dovranno quindi adattare le proprie piattaforme esistenti.

Fonte:  La Stampa.it

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Di Raffaele Mastrolonardo

30/10/2007 – 12:04

La Guardia di Finanza di Melegnano ha denunciato 4 persone con l’accusa di avere distribuito materiale coperto da diritto d’autore. Sequestrati oltre 120 mila file illegali. I denunciati a rischio multe da 12 a 125 milioni di euro.

Fino a 125 milioni di euro di multa. E’ questa una delle prospettive che devono contemplare 4 persone denunciate dalla Guardia di Finanza di Melegnano, nel milanese, a seguito di una perquisizione. Gli individui, di età compresa tra i 30 e i 45 anni, sono stati trovati in possesso di oltre 120 mila opere, per lo più brani musicali. Tra questi, fa sapere una nota delle Fiamme Gialle, si segnalano “le discografie complete di noti artisti quali Vasco Rossi, Madonna, U2, Zucchero, Elisa e altri”, oltre a numerosi film di recente produzione, applicazioni per pc e videogames.
Oltre alla multa, i 4 rischiano una pena fino a 3 anni di reclusione, in quanto, secondo la Guardia di finanza, il fine di quest’attività di scaricamento e condivisione sarebbe da identificarsi nel lucro. I denunciati avrebbero cioè superato quel confine che, nella normativa italiana sulla pirateria, fa scattare la denuncia penale.

Comprensibilmente l’operazione ha raccolto il plauso della Fimi, la federazione dei produttori musicali italiani. “Le istituzioni e le forze di polizia hanno ormai preso atto che la pirateria digitale non è un problema di quattro ragazzetti che scaricano a sbafo ma una seria minaccia per l’industria della creatività” ha sottolineato Enzo Mazza, Presidente della Fimi, in un comunicato distribuito ieri. “Colpire i grandi spacciatori di musica illegale – ha aggiunto Mazza – costituisce un segnale di fermezza contro una crescente attività organizzata che causa notevoli danni ai nuovi business model della musica in rete”.
La notizia della denuncia arriva pochi giorni dopo l’annuncio da parte delle autorità inglesi della chiusura di OiNK, il famoso ed esclusivo servizio p2p che offriva album musicali in pre-release, cioè ancor prima della data di lancio ufficiale. Il caso italiano riguarda invece casi di dowload e distribuzione di album già in vendita attraverso i normali (e decisamente meno esclusivi) circuiti di condivisione di file.