Io semplicemente… la adoro !

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Salve cari lettori,

ieri sera ho assistito ad un evento musicale molto interessante e divertente.

L’evento ha visto protagonisti i “Roma Brass Quintet”, un quintetto di ottoni composto da Massimo Bartoletti e Ermanno Ottaviani alle trombe, Marco Venturi al corno, Maurizio Persia al trombone e Augusto Mentuccia alla tuba.

Il quintetto nasce dalla fusione di questi musicisti molto validi provenienti da varie orchestre ed istituzioni come l’Accademia nazionale di S. Cecilia, l’Orchestra sinfonica della RAI, la Banda Nazionale dell’Arma dei Carabinieri.

Il repertorio presentato ieri sera è intitolato “L’opera, il musical, il cinema e le loro intramontabili melodie” e trattava colonne sonore di film ed eventi cinematografici famosi e anche la tradizione musicale associata alle opere. In particolare abbiamo assistito all’esecuzione del Barbiere di Siviglia (Rossini), la Strada (Rota), Moments (Morricone), Carmen (Bizet), West Side Story (Bernstein), Porgy and Bess (Gershwin), La vita è bella (Piovani), Cartoons Fantasy (Vari), Cinema (Piana).

Ciò che ha caratterizzato la serata sin dal primo momento è stato il modo frizzante di presentare i brani e la loro storia. Il quintetto infatti, oltre a proporre la semplice esecuzione dei vari brani, ha anche la prerogativa di fare una presentazione , un excursus sia sul pezzo e, cosa ancor più interessante, sui vari racconti o anche leggende che circondano la nascita e l’evoluzione storica dell’opera o del semplice brano.

Molto preparati dal punto di vista musicale, e non solo, i cinque ci hanno riservato una serata davvero molto piacevole e non senza colpi di scena. Durante le esecuzioni i musicisti si sono improvvisati anche attori impersonificando personaggi con un tono ironico… non sono mancate sicuramente gag, forse preparate prima… forse no. Sicuro il fatto che i primi a divertirsi sono stati loro, con uno spirito fresco e solare.

Tutto questo ha portato il pubblico ad essere partecipe attivamente a questa specie di teatrino comico, ma con uno sfondo di ottima musica, tendente soprattutto in qualche solo, a sonorità Jazz, genere che contraddistingue il quintetto, che normalmente si impegna a proporre al proprio pubblico.

Belle le interpretazioni dei pezzi di Rota e Morricone, delizievole esecuzione di Progy and Bess, un po’ spoglio di arrichimenti musicali e carente negli incastri invece Il barbiere di Siviglia; esilarante anche l’interpretazione delle Cartoons Fantasy, colonne sonore dei cartoni animati interpretate con buon gusto e miscelati in un’essenza Jazz, che è come sempre delizievole.

L’evento in generale è stato un successo e il pubblico ha apprezzato sicuramente le interpretazioni dei validi musicisti.

Ovviamente il dopo concerto è stato a base di delizie calabresi, offerte gentilmente dal nostro amico Stefano accompagnate da un ottimo vino di Montepulciano (da noi soprannominato “tritolo”, per ovvi motivi), produzione fatta in casa da un mio conoscente della zona e che spesso vado a trovare per rifornirmi.

Colgo l’occasione per mandare un abbraccio forte al mio amico secolare Luca Cipriotide e la sua girl, nonchè mia nuova amica, Pepita ! Grazie ragazzi per i bellissimi momenti che stiamo trascorrendo insieme !

Con questo vi saluto amici lettori e …

alla prossima !

Elicus.

Autore: Elicus

Ieri sera, 08 agosto 2008, si è tenuto in Villa Celimontana a Roma il concerto di Enrico Rava con la sua formazione in occasione del Festival Jazz.

In realtà più che di formazione potremmo parlare di aggregazione di musicisti Jazz, dal momento che nelle tre serate consecutive in cui Rava si è esibito in Villa Celimontana, la formazione è stata cambiata di volta in volta.

Nell’occasione di ieri in particolare, oltre ad Enrico Rava, che faceva per l’occasione anche da direttore, vi erano quasi tutti musicisti giovanissimi, ragazzi molto bravi con la voglia di suonare e soprattutto di fare Jazz. Alla batteria c’era Fabrizio Sferra, al contrabasso Stefano Nenni, un bravissimo Giovanni Guidi al piano e Claudio Quartarone alla chitarra. Per i fiati Rava alla Tromba, Dan Kinzelman al sax tenore, Daniele Tintarelli al sax alto, Mauro Ottolini al trombone.

Una formazione abbastanza numerosa considerato l’evento, probabilmente non facile da gestire o da coordinare. Ottimo il lavoro di Rava nell’incastrare le sonorità, i fraseggi e la scelta di strumenti.

Compito sicuramente non facile per il maestro di tromba jazz: ragazzi molto bravi, con ottimo intuito del jazz e con una buona preparazione, si sono trovati tutti insieme su un palco non facile da gestire e con un pubblico sicuramente esigente.

L’intero concerto è filato liscio senza intoppi o problemi e la musica ha raggiunto livelli altissimi, soprattutto con gli interventi, tra l’altro non molto frequenti di Rava, ma molti intensi.

Elemento da considerare fondamentale è la scelta del genere. Non stiamo parlando infatti del Jazz classico, tradizionale, né di un cool Jazz o di swing. La sua ieri è stata una musica che potremmo definire una sorta di Jazz-Fusion, ovviamente da non confondere con la fusion di altri grandi musicisti. La musica ascoltata ieri potrebbe essere riconducibile alle sonorità di Zurzolo, quel misto di musica etnica che va dal suono puro meridionalista alle tendenze mediorientali, tutto ovviamente in chiave moderna e parafrasata con elementi consistenti del Jazz.

Questa, la musica di Rava, è forse per molti il nuovo Jazz, che probabilmente del puro Jazz non ha molto, a meno di alcune strutture, ma sicuramente una nuova frontiera, una nuova intuizione, che svincola il musicista dalla semplice esecuzione di un canto, di un riff, o di una struttura armonica precostituita o banale, se non addirittura scontata. Si raggiungono infatti col Rava-Jazz picchi di elevatissimo purismo musicale, eccezionale ieri l’interpretazione del maestro, impeccabile. Ottimi gli interventi del trombonista che con la sua creatività e vigore hanno esaltato il pubblico di Villa Celimontana. Buone le esecuzioni, anche se un po’ scolastiche, dei sassofoni di Kinzelman e Tintarelli ma i due giovani hanno dimostrato di avere tanto vigore e spirito musicale e quindi tutte le carte per poter crescere e maturare quell’elemento che forse rende ancor più interessante il Jazz…ossia l’esperienza.

Una nota particolare va alla chitarra di Claudio Quartarone all’inizio molto timida e quasi nascosta dalla potenza dei fiati, ma quando il chitarrista è stato chiamato in causa, subito dopo la pausa, ha dato prova di se stesso, dimostrando a tutti noi, a quel pubblico esigente qual eravamo, che anche una chitarra classica può reggere il confronto con quegli strumenti che hanno fatto la storia del jazz come tromba, trombone e sassofono (e anche il piano). Le sue armonie hanno fatto da tappeto per tutto il concerto ai fiati mentre essi parlavano e le sue note sono state ricche di espressione e passione. Anche Giovanni Guidi al piano non è stato da meno, molto virtuoso nell’interpretazione e nell’esecuzione molto abile e agile nei fantastici pezzi che ieri hanno addolcito sicuramente le nostre orecchie. Contrabbasso e batteria hanno fatto ovviamente da collante in tutta la serata, essenziali per il complesso, hanno mantenuto la sezione ritmica composta e pulita e hanno dimostrato di avere anche loro la giusta dose di improvvisazione jazz durante gli assoli che si sono susseguiti l’uno dopo l’altro.

Insomma un evento sicuramente da vivere, che ho vissuto in prima persona con il piacevolissimo accompagnamento del mio amico Luca Cipriano (eccezionale “Maestro” clarinettista sul quale un giorno scriverò un articolo). Udibile qualche leggera critica nel pubblico, ma in generale il complesso ha soddisfatto la maggior parte delle persone che hanno più volte dimostrato con applausi, ovazioni, e urla di incitamento di essere interessati e disponibili a questo sperimentalismo jazzistico, a questa nuova frontiera del jazz…. Al Jazz di Enrico Rava.

Grazie Enrico.

Erano le 7.45 del 6 maggio 2008 e mi accingevo ad andare al lavoro quando, dalla mia radio preferita, ossia RMC (Radio Montecarlo), ascolto l’annuncio della diretta dal Bluenote di Milano da parte di Nick The Nightfly per la sera del 7 maggio di un evento Jazz, ma non un evento qualunque, proprio lui, il mio mito …

Scott Henderson!

Scott mentre suona

Non vi racconto la mia super Megàne come ha fatto le curve, proprio “ca recchia ‘nderr”, e, corso su in ufficio, non ho perso tempo a prenotare il biglietto per il grande evento, che finalmente mi avrebbe portato ad ascoltare dal vivo il mio idolo musicale.

Arriva il mercoledì sera e, dopo essermi preparato e stampato una foto di “Lui”, per un eventuale autografo, vado al famigerato Bluenote a Milano, accompagnato da un amico, nonchè cantante.

Il locale si presenta molto accogliente, non esageratamente grande. In realtà mi aspettavo una specie di teatro ma alla fine mi ritrovo in quello che secondo me è il più bel locale Jazz che abbia mai visto.

Pulito, impeccabile, luci soffuse non troppo forti nè buio totale. Clientela impeccabile, signori e signore gentili e staff qualificato. Ci hanno dato la possibilità di scegliere il tavolo che volevamo, ovviamente sotto al palco.

Esco fuori per rispondere al telefono e quando rientro vedo LUI, il mio mito, sul palco inginocchiato, mentre accorda la chitarra. Il cuore mi pompa a mille, ma non resisto e mi avvicino a lui per un primo autografo.

Scott Henderson mentre accorda la chitarra

Inizia così il concerto.

Inutile dire che è stato un Evento senza paragoni. Un trio che non ha lasciato nulla al caso, rubando ogni singola nota o pausa gli fosse possibile. Scott Henderson alla chitarra, John Humphrey al basso e Alan Hertz alla batteria.

Lodevole l’acustica del Bluenote che ha reso possibile l’apprezzare di ogni stacco del bravissimo batterista o della sincope del bassista. Ma il genio, il vero protagonista della scena, è stato sempre lui, Scott. Senza tante smorfie, ma con un groovie che non ha paragoni, Scott Henderson ha coinvolto anche i più restii nel locale a scomporsi, urla di estremo piacere provenivano da me e dalle persone che mi circondavano, coinvolgimento totale e un senso di benessere mai provato prima in vita mia.

Con la sua fusion-blues Scott ha veramente dimostrato a me e a chi è stato fortunato come me, cosa significa la musica, quella vera, quella che il mio maestro Mario chiama, la “musica che gira” quella “rotonda”.

Ed ancora una volta si è dimostrata l’umiltà dei grandi quando, infine, mi sono avvicinato a Scott e insieme abbiamo scambiato qualche chiacchiera, su come la pensavo io e sul fatto che ero suo fan. Simpaticissimo (anche se non si può dire lo stesso per la bellezza) mi ha concesso la foto con lui , senza mai smettere di scherzare e guardandomi con gli occhi di uno che ti considera al suo pari, non di un illuso o esaltato, ma di un uomo umile, simpatico e generoso, e al contempo di un musicisa geniale, eccentrico e coinvolgente quale è Scott Henderson.